Codice etico e comportamentale

Ai sensi della vigente normativa si pubblica il Codice Etico e di Comportamento adottato ai sensi della normativa vigente e delle Linee Guidaindicate dalla Autorità Nazionale Anticorruzione con delibera n. 75/2013 :

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CODICE DEONTOLOGICO
PER L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI CHIMICO

 

Titolo I – AMBITO DI APPLICAZIONE


art. 1
1. Le presenti norme di codice deontologico per l’esercizio della professione di Chimico rendono espliciti i comportamenti, a cui i Chimici iscritti all’Albo si attengono per legge, per indirizzo comunitario e per prassi.
Esse valgono anche per l’esercizio della disciplina che la legge affida all’Ordine professionale.
Esse non sostituiscono né integrano le norme di legge, cui esclusivamente si deve fare riferimento nel caso di incertezza nella interpretazione e applicazione.
Esse valgono per il Chimico iscritto all’Ordine, sia libero professionista sia dipendente da amministrazioni pubbliche o private.

 

Titolo II – CONDOTTA


CAPO I – VITA PUBBLICA E PRIVATA
art. 2
Principi generali
1. Il Chimico nell’esercizio della professione adempie anche ad una funzione sociale di pubblica utilità, svolta nel rispetto delle leggi e dei principi di dignità professionale, di integrità morale, di obiettività e di lealtà, sia nei rapporti con la committenza e con i Colleghi, sia nei rapporti con gli estranei.
2. In ogni manifestazione della propria attività professionale il Chimico interpreta e applica la chimica con correttezza, responsabilità e competenza nelle forme più adeguate agli interessi pubblici e privati affidategli.
3. Il Chimico conforma la propria condotta professionale ai principi irrinunciabili della indipendenza e della imparzialità.
4. Il Chimico nell’esercizio della professione non tiene comportamenti discriminatori dettati da differenze di nazionalità o razza, da convincimenti politici, da appartenenza a classi sociali od economiche oppure da differenze di religione.
5. Il Chimico si astiene dal prestare il proprio nome e la propria collaborazione a iniziative o procedure che siano moralmente discutibili ed incompatibili con la professione di Chimico e possano recare conseguenze pregiudizievoli al decoro, alla dignità e moralità individuale, nonché al prestigio della categoria e della professione.
6. Il Chimico nell’esercizio della professione prende in considerazione e valuta le possibili conseguenze sull’ambiente e sull’uomo, adoperandosi di conseguenza per la salvaguardia della natura e dell’ambiente da ogni forma e tipo di inquinamento o di manomissione di beni culturali, artistici, ambientali, naturali ed anche contro ogni indiscriminato sfruttamento e spreco delle risorse naturali.
7. Al fine di migliorare le proprie prestazioni e renderle più efficaci e competitive al pass delle innovazioni scientifiche e tecniche, il Chimico cura l’aggiornamento della propria preparazione professionale mediante l’acquisizione di specifiche conoscenze dirette ed indirette nelle materie che la riguardano.
In ogni caso le specializzazioni in determinate materie non possono essere sostitutive della complessiva competenza professionale, che deve esser sempre mantenuta ai livelli più elevati.
8. Il Chimico divulga studi, ricerche o argomenti attinenti la chimica attraverso quotidiani, periodici in genere o altri mezzi di comunicazione con obiettività, chiarezza e semplicità per evitare errate interpretazioni, critiche infondate o speculazioni interessate.
9. Il Chimico chiede compensi adeguati a lavoro computo e non inferiori ai minimi stabiliti dalle tariffe professionali.
10.Il Chimico, ove richiesto, deve poter rispondere, ance mediante specifiche forme assicurative, per i rischi inerenti l’esercizio della professione.

CAPO II – LUOGO DI ATTIVITÀ


art. 3
Sede e studio
1. Il Chimico libero professionista dispone di ben individuata sede, apprestando strutture idonee ad assicurare il regolare svolgimento dell’attività e la custodia di documenti e registri e garantendo effettiva presenza e direzione personale dell’attività.
2. Il Chimico dipendente da enti o imprese sia pubbliche che private svolge la propria attività nei luoghi assegnati dalla direzione da cui dipende, utilizzando al meglio le strutture ed attrezzature a sua disposizione, avendo cura delle stesse.

CAPO III – CONCORRENZA

art. 4
Illecita concorrenza
1. Il Chimico non ricorre a forme di illecita concorrenza non confacenti alla dignità e moralità individuale, al decoro ed al prestigio della categoria dei Chimici.

art. 5
Pubblicità
1. Il Chimico:
a) può pubblicizzare il proprio nome titolo ed albo di appartenenza, nonché la ragione sociale della società tra professionisti di cui fa parte;
b) in tutte le occasioni in cui esercita la propria attività professionale, sia in forma libera sia dipendente, accompagna sempre al proprio nominativo il titolo professionale “Chimico” con l’indicazione della sezione di iscrizione eventualmente seguito a sua volta dal titolo di studio o accademico;
c) non utilizza nella carta intestata e nella modulistica di ufficio, anche con mezzi informatici, indicazioni e titoli non legalmente riconosciuti e indicazioni non strettamente inerenti all’esercizio della professione;
d) non utilizza titoli accademici o professionali o altri non riferiti specificatamente alle attività oggetto della professione.
2. E’ vietata ogni forma pubblicitaria comparativa o non adeguata al decoro e prestigio professionale.

CAPO IV – RAPPORTI PROFESSIONALI


art. 6
Rapporti con Committenti o Datori di Lavoro
1. Nei rapporti con i committenti od i datori di lavoro, il Chimico tiene un comportamento di leale impegno a svolgere le prestazioni secondo le leggi ed i regolamenti vigenti.
2. Il Chimico nello svolgimento dell’incarico informa il committente degli eventuali propri interessi, in atto o precedenti, nei riguardi di concorrenti, forniture, procedimtni che possano in qualsiasi modo interferire con gli interessi del committente o con l’esito della prestazione.


art. 7
Rapporti con uffici pubblici e altri professionisti
1. Nei rapporti con gli Uffici pubblici e con le Istituzioni il Chimico:
a) si comporta secondo i principi di indipendenza, offrendo se necessario la propria collaborazione nel rispetto delle competenze e delle attribuzioni;
b) per lo svolgimento di pratiche professionali, non trae vantaggio in alcun modo dai personali rapporti in cui possa trovarsi con dipendenti di uffici pubblici ed istituzioni.
2. Nei rapporti con professionisti appartenenti ad altre categorie professionali il Chimico si comporta secondo principi di correttezza, lealtà, collaborazione e solidarietà.
3. Nel caso di collaborazione con altri professionisti, il Chimico non assume compiti e responsabilità al di fuori delle proprie competenze.
4. Il Chimico che ricopre funzioni pubbliche in Enti o Istituzioni varie, statali, regionali o locali, non può avvalersi direttamente o indirettamente dei poteri e del prestigio derivanti dalla appartenenza a tale ufficio per trarne vantaggi per sé o per altri.

art. 8
Rapporti con i colleghi
1. Nei rapporti con i collegi il Chimico si comporta secondo principi di correttezza, lealtà, collaborazione e solidarietà.
2. Il Chimico si presta sistematicamente a scambi di opinioni e di informazioni con i colleghi, ai quali – ove richiesto – non nega consigli di natura professionale.
3. Il Chimico informa il collega, direttamente e con la dovuta riservatezza, di possibili errori od omissioni professionali in cui ritenga che lo stesso sia incorso.

4. Il Chimico non fa apparire come esclusivamente proprie le prestazioni di altri colleghi o le prestazione effettuate in collaborazione con altri colleghi,e , salvo espressa rinuncia da parte degli interessati, si adopera affinché risultino i contributi degli effettivi autori.
5. Il Chimico non cerca di sostituirsi ad altri colleghi incaricati ed informa tempestivamente il collega nel caso assuma incarico già affidato allo stesso.
6. Il Chimico si astiene dallo screditare i colleghi, esaltando al confronto le proprie qualità per averne benefici di qualsiasi natura.
7. Qualora il Chimico debba esprimere pareri professionali sull’operato di un collega, si astiene da critiche ingiustificate e denigratorie e dall’usare espressioni sconvenienti, limitandosi a valutazioni oggettive esclusivamente di natura scientifica e tecnica.
In ogni caso, prima di formulare valutazioni sull’operato di un collega, assume per quanto possibile informazioni sulle motivazioni che sottendono al lavoro del collega.
8. Eventuali contrasti professionali sono conciliati con obiettività ed equilibrio: in caso di mancato accordo è fatto ricorso agli Ordini Professionali territorialmente competenti.
9. Il Chimico con riservatezza offre aiuto ed assistenza al Collega bisognoso, al quale è prestato anzitutto il miglior conforto morale.

art. 9
Rapporti con i collaboratori e dipendenti
1. Nei rapporti con i collaboratori e i dipendenti il Chimico assicura ad essi condizioni di lavoro moralmente ed economicamente soddisfacenti, avendo cura della loro formazione professionale.
2. Il Chimico evita di coinvolgere i propri collaboratori e dipendenti in attività che ricadono nella propria diretta ed esclusiva competenza professionale.

art. 10
Rapporti con i Consiglio dell’Ordine
1. Il Chimico si attiene alle direttive ed alle prescrizioni legittimamente dettate dall’Ordine presso cui è iscritto nell’esercizio delle competenze istituzionali e considera l’Ordine stesso l’organismo che tutela l’attività professionale, che difende i diritti della categoria, la dignità e il prestigio della professione.
2. Il Chimico presta al Consiglio dell’Ordine la più ampia collaborazione, al fine di consentire ad esso di esercitare in modo più efficace il potere – dovere di vigilanza e di controllo e le altre funzioni ad esso demandate dalla legge per la tutela il prestigio e il decoro della categoria.


Egli partecipa alle riunioni ed alle votazioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine di appartenenza.
3. Il Chimico, alla motivata richiesta del Consiglio dell’Ordine e compatibilmente con l’obbligo del segreto professionale, comunica i dati e le informazioni riguardanti la propria attività professionale.
4. Il Chimico segnala al Consiglio dell’Ordine di appartenenza ogni attività, in qualsiasi modo e da chiunque svolta, che sia contraria alla deontologia professionale e lesiva della professione.
5. Il Chimico informa il Consiglio dell’Ordina dei problemi di generale rilevanza per l’attività professionale, specialmente nei rapporti con gli uffici pubblici, ed altre professioni, astenendosi nel frattempo dall’intraprendere iniziative personali non concordate preventivamente con l’Ordine.
6. I Chimici componenti del Consiglio dell’Ordine adempiono al loro ufficio con disponibilità e obiettività, cooperando per il continuo ed effettivo esercizio da parte del Consiglio dei poteri – doveri di vigilanza, controllo e disciplinari, e delle altre attribuzioni ad esso demandate.
Essi devono partecipare in modo effettivo alla vita e ai problemi della categoria, e favorire il rispetto e lo spirito di colleganza fra i Chimici, stimolando la loro collaborazione e partecipazione.

Titolo III – PRESTAZIONE PROFESSIONALE
CAPO I – L’INCARICO


art. 11
Astensione
1. Il Chimico rifiuta incarichi che non possa svolgere accuratamente e completamente,
oppure per i quali non abbia preparazione o competenza.
2. Il Chimico deve operare nel rispetto del principio fondamentale della netta separazione
degli interessi di impresa da quelli della professione svolta senza vincoli.

art. 12
Assunzione
1. Il Chimico evita comportamenti che possano condizionare la libertà di scelta del
committente.
2. Compete al Chimico decidere e assumere di persona e nel modo ritenuto più
confacente tutti i comportamenti necessari per la direzione della esecuzione
dell’incarico e della predisposizione dei progetti, delle perizie, dei certificati, delle
relazioni e di tutti gli atti professionali.
3. Il Chimico che abbia contemporaneamente diversi incarichi, si accerta che gli interessi
dei rispettivi committenti non siano in contrasto e che non sussistano o intervengano
motivi di incompatibilità.
4. Se nel corso dello svolgimento dell’incarico, sopravvengono condizioni di
incompatibilità, il Chimico rende edotto tempestivamente il committente affinché questi
possa liberamente decidere l’eventuale interruzione del rapporto.

art. 13
Recesso
1. Il Chimico non deve proseguire l’incarico qualora sopravvengano circostanze o vincoli
che possano influenzare la sua libertà di giudizio ovvero condizionare il suo operato.
2. Il Chimico può recedere dall’incarico senza rendere motivazione, se nel corso
dell’esecuzione della prestazione il committente intende imporre al Chimico incaricato
l’intervento di altra persona che ne debba condividere il lavoro e la responsabilità.

CAPO II – ESECUZIONE
art. 14
Personalità e doveri
1. L’esecuzione della prestazione del Chimico è caratterizzata dal “rapporto personale”
con le parti. La facoltà di avvalersi di sostituti e ausiliari non deve pregiudicare la
complessiva connotazione personale che caratterizza l’esecuzione dell’incarico
professionale.
2. Il Chimico incaricato di studi, ricerche, applicazioni che possono portare a invenzioni od
a progetti originali od a perfezionamenti di processi noti, si accorda direttamente con il
committente riguardo i doveri ed i diritti connessi all’innovazione.
3. Il Chimico assume la responsabilità personale della attività svolta e delle informazioni
che ne derivano e:
a) identifica lo scopo di ogni lavoro proposto, per assicurare che esso sia
necessario, utile e fattibile, e ne considera le conseguenze sociali, ambientali ed
economiche;
b) assicura che il lavoro da svolgere sia identificato, definito e programmato in
maniera sufficientemente dettagliata, tanto da consentire che i suoi obiettivi siano
conseguiti effettivamente, efficacemente e tempestivamente;
c) assicura che il lavoro sia svolto da personale qualificato, dotato delle conoscenze,
dell’addestramento e dell’esperienza necessaria a compierlo e che sia cosciente
delle proprie responsabilità scientifiche di supervisione e gestionali;
d) assicura che tutto il lavoro svolto sia completamente, accuratamente e
durevolmente registrato dalla persona addetta e che il successivo rapporto ed
utilizzo ne preservi comunque l’integrità e reperibilità per tutto il tempo necessario;
e) assicura che tutti i materiali, compresi i campioni, siano identificati, maneggiati
con sicurezza, utilizzati, trasportati, immagazzinati e distribuiti in modo corretto e
che siano disponibili le informazioni necessarie su di essi;
f) assicura che tutte le apparecchiature siano adatte allo scopo da raggiungere e
che siano utilizzate e mantenute in modo da garantire che nel funzionamento
rientrino nelle specifiche definite;
g) assicura che ogni lavoro sia svolto entro una struttura o in un luogo appropriato
allo specifico compito;
h) utilizza sistemi di gestione che promuovano e preservino la qualità del lavoro
svolto dai singoli operatori;
i) assicura che il lavoro svolto sia mantenuto al massimo livello di competenza e
qualità con particolare attenzione per l’interesse pubblico.

art. 15
Segretezza
1. Nell’esercizio della propria attività il Chimico rispetta rigorosamente il segreto
professionale sulle attività inerenti la prestazione professionale, sul contenuto della
stessa e su tutto ciò di cui sia venuto a conoscenza durante l’esecuzione della
prestazione, salvo espressa autorizzazione del committente.
L’obbligo del segreto permane anche dopo la cessazione del rapporto con il
committente.
2. Il Chimico informa i propri collaboratori e dipendenti dell’obbligo del segreto
professionale e si adopera e sorveglia che tale prescrizione sia anche da essi
rispettata.

art. 16
Imparzialità ed obblighi
1. Nella esecuzione della prestazione il Chimico tiene un comportamento imparziale,
mantenendosi in posizione di non soggezione agli interessi esclusivi del committente,
qualora esistano conflitti tra interessi collettivi e privati.
2. Il Chimico non accetta direttamente o indirettamente da terzi compensi oltre quelli
dovuti dal committente, senza che questi sia stato preventivamente avvisato della
natura, motivo ed entità del compenso ed abbia rilasciato esplicito assenso alla
riscossione.
3. In particolare il Chimico è tenuto a:
a) informare il committente di tutti gli aspetti e delle possibili conseguenze della
prestazione demandatagli ed all’occorrenza consigliare professionalmente lo
stesso, proponendo impostazioni autonome e diverse dalla volontà e intenzione
originaria;
b) effettuare i necessari sopralluoghi e verifiche dirette nonché a richiedere e/o
procurarsi la documentazione dovuta o comunemente ritenuta necessaria per la
compiuta esecuzione dell’incarico professionale;
c) conformare le risultanze della prestazione al rispetto delle norme, assicurandosi
che ogni errata interpretazione non possa condurre il committente ala violazione
della legge;
d) dare al committente i chiarimenti richiesti o ritenuti utili alla comprensione delle
risultanze della prestazione professionale;
e) avvalendosi se necessario anche di separata documentazione, integrare
l’illustrazione delle risultanze della prestazione professionale esponendo al
committente gli obblighi e garanzie particolari e el clausole di esonero o limitative
di responsabilità, nonché agli adempimenti che possono derivare.

art. 17
Certificazione
1. I documenti consegnati al committente sono formulati dal Chimico in modo chiaro,
completo ed in modo tale da non prestarsi a equivoche interpretazioni o utilizzi
impropri.
2. Nella stesura dei certificati elisi attiene alle istruzioni riportate nella APPENDICE I.
3. Per gli iscritti all’Ordine dei Chimici è istituito il “Sigillo Professionale”.
L’uso del sigillo professionale da applicarsi in calce ai documenti professionali
sopraddetti segue le disposizioni contenute nella APPENDICE II.

Titolo IV – NORME FINALI
art. 18
1. Secondo le esigenze individuate dall’Ordine potranno essere approvate e aggiunte
altre APPENDICI riguardanti particolari aspetti di attività professionale.
2. Tutti gli iscritti all’Ordine che esercitano la professione di Chimico, sia libero
professionista che dipendente da amministrazioni pubbliche o private, sono tenuti al
rispetto delle presenti norme di comportamento deontologico ed etico.
3. Alle contravvenzioni alle presenti norme si applicano le sanzioni disciplinari previste
dall’ordinamento professionale.
4. E’ fato obbligo a tutti gli iscritti osservare e far osservare la presenta disciplina.

APPENDICE I
Istruzioni per la certificazione
1. Indipendentemente da altri diversi obblighi di natura fiscale o contrattuale, derivanti da norme
imposte o accordi volontariamente accettati la chiara e completa formulazione nella
certificazione richiede di:
a) riportare nome e indirizzo completo del committente;
b) indicare le motivazioni per la scelta delle procedure seguite (ad esempio le metodiche
seguite di campionamento e di analisi);
c) utilizzando espressioni tecnicamente esatte e comprensibili, ove possibile, anche ai non
esperti della materia, riportare con esattezza le condizioni e le modalità di misurazione e
prelievo campioni, nonché ogni altra indicazione ritenuta utile alla comprensione (ad
esempio data, ora, nominativo/i delle persone intervenute e loro qualifica anche in
rapporto al committente, descrizione dettagliata del luogo e della origine da cui sono
ricavati i campioni, descrizione dei campioni ottenuti, loro numero, peso, volume,
involucro, sigilli e contrassegni, conservazione per l’invio alle successive operazioni
analitiche);
d) riportare i metodi di studio, di esecuzione e di analisi utilizzati, i dati ottenuti con
l’intervallo di precisione degli stessi, le tarature e prove di confronto effettuate, riferite a
metodi ufficiali;
e) riportare le conclusioni ed il giudizio tecnico circostanziato facendo esplicito riferimento
alle finalità delle operazioni richieste;
f) nel caso di esami e analisi sui materiali campionati, indicare il tempo di conservazione del
campione di controllo richiesto dal cliente o da disposizioni specifiche o da scelte del
Chimico;
g) riportare la firma leggibile del Chimico con l’impronta a olio del sigillo professionale
rilasciato dall’Ordine di appartenenza.
2. Il Chimico, nel caso che sia dipendente da enti o imprese sia pubbliche che private ed operi
nell’ambito del rapporto di dipendenza, indica ugualmente il proprio nome e cognome e
qualifica nella organizzazione e struttura in cui è inserito.
3. L’apposizione dell’impronta del sigillo professionale rilasciato dall’Ordine sul documento redatto
su carta intestata dell’ente o struttura di appartenenza non deve ingenerare equivoci riguardo
la natura della prestazione e del documento sottoscritto, se con valore nel rapporto diretto
interno con l’ente o ditta di appartenenza oppure con valore in rapporti verso l’esterno.
4. I documenti originali e copie, le relazioni, perizie, progetti e studi di qualsiasi natura e rilasciati
a qualunque scopo, sottoscritti ufficialmente e contrassegnati con il sigillo professionale, sono
sempre conservati per almeno cinque anni dal Chimico che ha effettuato e sottoscritto la
prestazione.
5. I campioni di materiali o sostanze sono conservati dal Chimico che ha sottoscritto la
certificazione per tutto il tempo necessario ed indicato nel certificato finale.

APPENDICE II
Disciplina del Sigillo Professionale
1. Il sigillo professionale è il timbro in lega metallica o di altro materiale durevole di proprietà
esclusiva dell’Ordine dei Chimici che ne cura l’approntamento concedendo in uso ai Chimici
regolarmente iscritti nell’Albo, i quali ne facciano domanda scritta dichiarando di conoscere ed
accettare pienamente con sottoscrizione le norme della presente disciplina e le prescrizioni
dell’Ordine.
L’apposizione del sigillo professionale è effettuata sotto l’esclusiva responsabilità del
legittimo detentore.
L’Ordine che ha rilasciato il sigillo né tutela la proprietà esclusiva e vigila sul suo corretto uso
senza responsabilità sugli usi impropri.
2. L’uso del sigillo professionale è riservato esclusivamente agli atti di professione di Chimico,
come consulenze, studi, progetti, certificazioni di analisi chimiche, impianti e ogni altro
documento redatto e sottoscritto dal chimico nello svolgimento di prestazioni professionali.
L’impronta del sigillo professionale è sempre abbinata alla firma autentica del Chimico
detentore che l’utilizza su documenti della propria attività professionale.
3. Il sigillo professionale conferisce al documento sottoscritto dal Chimico un carattere distintivo,
significando che il Chimico iscritto all’Ordine nello svolgimento della prestazione professionale
si è attenuto a scienza e coscienza nel rispetto delle norme di legge e dei principi deontologici
per l’esercizio della professione di Chimico.
4. I documenti contraddistinti dal sigillo professionale si riconoscono convalidati compiutamente
come di prestazioni professionali regolate dal libro V titolo III capo II del Codice Civile e dalle
norme connesse e possono dal committente essere validamente prodotte alla Pubblica
Amministrazione ed essere direttamente o indirettamente anche solo in parte l’impronta
originale.
5. E’ vietato agli Iscritti nell’Albo dei Chimici utilizzare altri sigilli professionali che non siano quello
unico originale approvato e fornito dall’Ordine, diversi per materiale forma e diciture,
riproducenti direttamente o indirettamente anche solo in parte l’impronta originale.
Ai detentori di regolare sigillo professionale è consentito l’utilizzo di uguale impronta a secco
ottenuta per pressione, purché tale impronta riproducente lo stesso sigillo sia depositata
presso l’Ordine di appartenenza.
6. Presso l’Ospedale è istituito lo “Schedario del Sigillo” su cui sono trascritti, per ogni
assegnatario: le generalità, la data della domanda e quella del rilascio, l’impronta del sigillo
ripetuta più volte, nonché la firma del Chimico per esteso ed abbreviata, quale appare sui
documenti in cui sia fatto uso del sigillo professionale.
Depositario dello schedario è il Presidente dell’Ordine.
Le spese di approntamento sono rimborsate all’Ordine da parte del Chimico beneficiario
all’atto della domanda di rilascio del sigillo.
7. Il Chimico deve custodire diligentemente il proprio sigillo professionale.
Nel caso di smarrimento o furto, entro 48 ore dalla constatazione, deve darne avviso
all’Ordine a mezzo raccomandata.
L’Ordine dopo gli accertamenti del caso e su istanza dell’iscritto provvede all’assegnazione di
un nuovo sigillo che porterà la lettera D maiuscola a indicare che trattasi di duplicato.
Di tale duplicato viene applicata l’impronta sull’apposita scheda.
In caso di ritrovamento del sigillo originale, il duplicato non può più essere usato, e deve
essere restituito all’Ordine che delibera la immediata distruzione oppure la conservazione per
un massimo di tre anni senza utilizzo.
8. Nei casi ed entro i limiti appresso descritti, il sigillo professionale viene restituito all’Ordine, che
ne rilascia ricevuta:
a) contestualmente a dimissioni volontarie o trasferimento ad altro Ordine;
b) a cura degli eredi in caso di decesso del detentore;
c) entro otto giorni dalla data di notifica di uno qualsiasi dei provvedimenti di sospensione
o cancellazione per morosità o provvedimento disciplinare.
Cessata la sospensione o reintegrata l’iscrizione, il sigillo professionale viene di nuovo
affidato al Chimico che ne faccia istanza scritta.
Qualora la restituzione del sigillo non avesse luogo entro i termini di cui al presente articolo
l’Ordine si riserva di procedere contro il detentore abusivo.
In quest’ultimo caso il detentore diviene debitore della spesa sostenuta per tale procedura.
Il sigillo restituito dal Chimico in base all’articolo presente è conservato dall’Ordine per tre
anni. Scaduti i tre anni il sigillo viene distrutto.
Di ogni operazione viene fatta annotazione sullo Schedario del Sigillo.
Il trasferimento dall’Ordine di iscrizione ad altro Ordine di un Chimico detentore di sigillo
professionale non potrà avere luogo se non dopo che il sigillo sia stato restituito all’Ordine.
9. Il sigillo professionale è realizzato per l’impiego con inchiostri indelebili. La sua impronta ha
diametro esterno di 30 millimetri.
Due cerchi concentrici distanziati 9,7 millimetri delimitano una fascia anulare periferica in cui
sono riportate due scritte su righe parallele concentriche:
a) nella riga anulare più esterna è riportata la scritta: - ORDINE DEI CHIMICI - NOME -
(della Città o Provincia o Regione dell’Ordine);
b) nella riga anulare sottostante è riportata la scritta: - Dr NOME COGNOME - CHIMICO -
seguito dalla parola “junior” nel caso di iscritti nella sezione B.
Nel disco centrale del diametro di 11 millimetri è riportato il numero di iscrizione all’Albo.
Tutti i caratteri hanno altezza compresa fra 2 e 2,5 millimetri.
2
10. Gli Iscritti che alla data di attuazione della presente disciplina detengono ed utilizzano sigilli
professionali difformi dal modello individuato al punto nove precedente e rilasciati dall’Ordine si
adeguano alle attuali disposizioni.
Agli Iscritti che si trovano nella situazione predetta è data facoltà di richiedere il
riconoscimento della validità del sigillo difforme al Consiglio dell’Ordine che a proprio giudizio
insindacabile provvederà alle eventuali omologazioni e registrazioni in deroga oppure
all’annullamento del sigillo.
11. A richiesta scritta motivata da Istituti, Enti, Organismi o di privati cittadini l’Ordine è tenuto a
rilasciare gratuitamente parere di conformità all’impronta depositata nello schedario del Sigillo
di altre impronte applicate su documenti professionali di Chimici.
12. L’utilizzo da parte di non iscritti all’Ordine dei Chimici di sigilli professionali aventi forma e/o
diciture atte a ingenerare errati convincimenti è perseguito nei modi di legge.

CANCELLAZIONE E SOSPENSIONE DALL’ORDINE
Si precisa che, al di fuori dei casi previsti dall’art. 11 del R.D. 842/28 recante
“Regolamento della Professione del Chimico” a norma del quale è prevista la
sospensione dall’albo quando ricorrano le circostanze in fatto di abusi e
mancanze, chiunque può richiedere di essere cancellato dall’Albo stesso.
A tale scopo la domanda deve essere inviata all’Ordine entro e non oltre il
30 Novembre (la cancellazione parte dal 1 gennaio dell’anno successivo)
secondo il fac-simile qui riportato.
Il sigillo professionale va riconsegnato.
ALL’ORDINE PROVINCIALE DEI CHIMICI
Il sottoscritto…………………………………………………………………………..
nato a………………………………………………il…………………………………
e domiciliato a…………………………………………………………………………
via………………………………………………………………………………………
iscritto presso codesto Albo dei Chimici dal……………………….al N………….
CHIEDE
di essere cancellato dall’Albo dell’Ordine dei Chimici della provincia di
Treviso. E’/Non è in possesso del sigillo professionale che provvede a
riconsegnare.
In fede
Firma …………………………………….

PRINCIPALI NORME
RIGUARDANTI LA PROFESSIONE DI CHIMICO
Regio Decreto 1° marzo 1928, n. 842
Regolamento per l’esercizio della professione di chimico *
(Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1° maggio 1928, n. 102)

Omissis art. 1
Il titolo di chimico spetta a coloro, i quali abbiano superato l’esame di Stato per
l’abilitazione all’esercizio della professione di chimico. Spetta inoltre a coloro, i quali
abbiano conseguito presso una Università od Istituto Superiore del Regno un titolo
accademico, che, secondo le disposizioni vigenti al tempo in cui lo conseguirono, abilitava
direttamente all’esercizio della professione di chimico.

Omissis art. 4
Per essere iscritto nell’albo dei chimici è necessario essere cittadino italiano di uno Stato
avente trattamento di reciprocità con l’Italia.

Omissis art. 6
Nessuno può essere iscritto contemporaneamente in più di un albo; ma è consentito il
trasferimento da un albo all’altro, contemporaneamente alla cancellazione della iscrizione
precedente.
Omissis
* Alcuni termini ed espressioni contenuti nel testo del presente decreto e della successiva Legge, devono intendersi sostituiti
come segue:
Regio, del (Regno e Colonie) – della Repubblica
Associazione sindacale (locale) – Collegio provinciale (ai sensi del D.L.L. 23/XI/1944 n. 382)
Comitato – Consiglio del Collegio (idem)
Commissione Centrale – Consiglio Nazionale (ai sensi dell’art. 2 del D.L.P. 21/VI/1946 n. 6)
Ministero per la giustizia e gli affari del culto – Ministero di Grazia e Giustizia
Ministero per l’economia nazionale e per le corporazioni – Ministero del lavoro e della previdenza Sociale Consigli provinciali
dell’Economia – Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura
Le disposizioni che riguardano il Direttorio del Sindacato nazionale fascista, che non esiste pi, si intendono abrogate.

art. 8
L’albo, stampato a cura del Comitato, deve essere comunicato alla Cancelleria della Corte
d’Appello e dei Tribunali della circoscrizione a cui l’albo stesso si riferisce, al pubblico
ministero presso le autorità giudiziarie suddette, ai consigli provinciali dell’economia nella
circoscrizione medesima e alla segreteria della Commissione centrale, di cui all’art. 15.
Agli uffici, ai quali deve trasmettersi l’albo, a termini del precedente comma sono
comunicati altresì i provvedimenti individuali e cancellazione dell’albo, nonché di
sospensione dell’esercizio della professione.

art. 9
Il Comitato rilascia ad ogni iscritto apposita attestazione.
L’iscrizione in un albo ha effetto per tutto il territorio del Regno e delle Colonie.

art. 10
La cancellazione dell’albo, oltre che per motivi disciplinari giusta l’articolo seguente, è
pronunciata dal Comitato, d’ufficio o su richiesta del procuratore del Re, nei casi:
a) di domanda o dimissioni dell’iscritto;
b) di perdita della cittadinanza o del godimento dei diritti civili;
c) di trasferimento dell’iscritto in un altro albo.

art. 11
Le pene disciplinari che il Comitato può applicare, per gli abusi e le mancanze che gli
iscritti abbiano commesso nell’esercizio della professione, sono:
a) l’avvertimento;
b) la censura;
c) la sospensione dell’esercizio professionale per un tempo non maggiore di sei mesi;
d) la cancellazione dall’albo.
L’avvertimento è dato con lettera raccomandata a firma del presidente del Comitato.
La censura, la sospensione e la cancellazione sono notificate al colpevole per mezzo di un
ufficio giudiziario.
Il Comitato deve comunicare all’associazione sindacale i provvedimenti disciplinari presi
contro i professionisti, che facciano anche parte della detta associazione, e questa deve
comunicare al Comitato i provvedimenti adottati contro coloro che siano anche iscritti
nell’albo.

art. 12
L’istruttoria, che precede il giudizio disciplinare, può essere promossa dal Comitato su
domanda di parte, o su richiesta del pubblico ministero, ovvero d’ufficio.
Il Presidente del Comitato, verificati sommariamente i fatti, raccoglie le opportuna
informazioni e, dopo aver inteso l’incolpato, riferisce al Comitato, il quale decide se vi sia
luogo a procedimento disciplinare.
In caso affermativo, il presidente nomina il relatore, fissa la data della seduta per la
discussione e ne informa almeno dieci giorni prima l’incolpato, affinché possa presentare
la sue giustificazioni sia personalmente, sia per mezzo di documenti.
Nel giorno fissato il Comitato, sentiti il rapporto del relatore e la difesa dell’incolpato, adotta
le proprie decisioni.
Ove l’incolpato non si presenti o non faccia pervenire documenti a sua discolpa, né
giustifichi, un legittimo impedimento in procede in sua assenza.

art. 13
Nel caso di condanna alla reclusione o alla detenzione, il Comitato a seconda delle
circostanze, può eseguire la cancellazione dall’albo o pronunciare la sospensione.
Quest’ultima ha sempre luogo ove sia stato rilasciato mandato di cattura e fino alla sua
revoca.
Qualora si tratti di condanna, che impedirebbe la iscrizione, è sempre ordinata la
cancellazione dall’albo.

art. 14
Colui che è stato cancellato dall’albo può a sua richiesta essere riammesso, quando siano
cessate le ragioni che hanno motivato la sua cancellazione.
Se la cancellazione è avvenuta a seguito di condanna penale, la domanda di nuova
iscrizione non può essere fatta che quando siasi ottenuta la riabilitazione, giusta le norme
del Codice di Procedura Penale.
Se la cancellazione è avvenuta in seguito a giudizio disciplinare per causa diversa da
quella indicata nel comma precedente, la iscrizione può essere chiesta quando siano
decorsi due anni dalla cancellazione dall’albo.
Se la domanda non è accolta, l’interessato può ricorrere in conformità all’articolo
seguente.

Omissis art. 16
Le perizie e gli incarichi in materia di chimica pura ed applicata possono essere affidati
dall’autorità giudiziaria e dalle pubbliche amministrazioni soltanto agli iscritti nell’albo dei
chimici, salvo il disposto dell’art. 7.
Peraltro le perizie e gli incarichi anzidetti possono essere affidati a persone non iscritte
nell’albo quando ricorra una delle seguenti circostanze:
a) che si tratti di casi di speciale importanza, i quali richiedono l’opera di una persona,
eminente nella scienza o di un tecnico di fama singolare;
b) che si tratti di perizie o di incarichi di importanza limitata e per cui non sia necessaria
una particolare preparazione scientifica;
c) che non siano nella località professionisti iscritti nell’albo ai quali affidare la perizia o
l’incarico.
In ogni caso, qualora disposizioni legislative o regolamentari prescrivano che la direzione
di determinate aziende private venga affidata a chi abbia conseguito l’abilitazione alla
professione di chimico la direzione stessa deve essere affidata agli iscritti all’albo.
Devono poi essere redatte dagli iscritti nell’albo le perizie e le analisi, che devono essere
presentate alle pubbliche amministrazioni.

art. 17
Spetta alla Associazione sindacale:

a) di curare che siano repressi l’uso abusivo del titolo di chimico e l’esercizio abusivo
della professione, presentando, ove occorra denuncia al procuratore del Re;
b) di compilare ogni triennio la tariffa professionale. Questa deve essere approvata dal
Ministero per l’interno di concerto con i Ministri per la giustizia e gli affari di culto e per
l’economia nazionale;
c) di determinare ed esigere il contributo annuale di corrispondersi da ogni iscritto per
quanto si attiene alle spese occorrenti per la tenuta dell’albo e la disciplina degli iscritti.
L’Associazione sindacale comunica l’elenco dei soci morosi al Comitato, il quale apre
contro di essi procedimento disciplinare.
La stessa Associazione tiene distinta la contabilità relativa ai contributi, di cui al presente
articolo, da quella dei contributi sindacali.
Omissis
Legge 25 aprile 1938, n. 977
Norme sull’obbligatorietà dell’iscrizione negli albi professionali e sulle funzioni relative alla
custodia degli albi
(G.U. 7 luglio 1938, n. 152)

Omissis art. 1
Gli ingegneri, gli architetti, i chimici, i professionisti in materia di economia e commercio, gli
agronomi, i ragionieri, i geometri, i periti industriali ed i periti agrari non possono esercitare
la professione se non sono iscritti negli albi professionali delle rispettive categorie a
termine delle disposizioni vigenti.
Omissis
Decreto Legislativo Luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382
Norme sui Consigli degli ordini e collegi e sulle Commissioni centrali professionali
(G.U. Serie Speciale 23 dicembre 1944, n. 98)

Omissis Capo I
Del Consiglio degli Ordini o Collegi professionali

art. 1
Le funzioni relative alla custodia dell’albo e quelle disciplinari per le professioni di
ingegnere, di architetto, di chimico, di professionista in economia e commercio, di attuarlo,
di agronomo, di ragioniere, di geometra di perito agrario e di perito industriale sono
devolute per ciascuna professione ad un Consiglio dell’ordine o collegio, a termini dell’art.1
R. Decreto Legge 24 gennaio 1924, n. 103. Il Consiglio è formato di cinque componenti,
se gli iscritti nell’albo non superino i cento; di sette se superano i cento e non i
cinquecento; di nove, se superano i cinquecento, ma non i millecinquecento; di undici se
superano i millecinquecento.

art. 2

I componenti dell’consiglio sono eletti dall’assemblea degli iscritti nell’albo a maggioranza
assoluta di voti segreti per mezzo di schede contenenti un numero di nomi uguali a quello
dei componenti da eleggersi.
Ciascun Consiglio elegge nel proprio seno un presidente, un segretario ed un tesoriere.
Il Presidente ha la rappresentanza dell’ordine o collegio di cui convoca e presiede
l’assemblea. Il Presidente deve in ogni modo convocare l’assemblea quando ne viene
richiesto dalla maggioranza dei componenti del Consiglio ovvero da un quarto del numero
degli iscritti.
I componenti del Consiglio restano in carica due anni.

art. 3
L’assemblea per l’elezione del Consiglio deve essere convocata nei quindici giorni
precedenti quello in cui esso scade. La convocazione si effettua mediante avviso spedito
per posta almeno dieci giorni prima a tutti gli iscritti.
Ove il numero degli iscritti superi i cinquecento, può tener luogo dell’avviso spedito per
posta, la notizia della convocazione pubblica, almeno in un giornale per due volte
consecutive.
L’avviso e la notizia di cui ai commi precedenti contengono l’indicazione dell’oggetto
dell’adunanza e stabiliscono il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza stessa in prima
convocazione ed, occorrendo, in seconda, nonché il luogo il giorno e l’ora per l’eventuale
votazione in ballottaggio.
L’assemblea è valida in prima convocazione se interviene una metà almeno degli iscritti,
ed in seconda convocazione, che deve aver luogo almeno tre giorni dopo la prima, se
interviene almeno un quarto degli iscritti medesimi.

art. 4
Nell’assemblea per l’elezione del Consiglio, un ora dopo terminato il primo appello, si
procede ad una seconda chiamata di quelli che non risposero alla prima, affinché diano il
loro voto. Eseguita questa operazione, il presidente dichiara chiusa la votazione ed
assistito da due scrutatori da lui scelti tra i presenti procede immediatamente e
pubblicamente allo scrutinio.
Compiuto lo scrutinio, ne proclama il risultato e ne dà subito comunicazione al Ministro per
la grazia e giustizia.

art. 5
Quando tutti o parte dei candidati non conseguono la maggioranza assoluta dei voti, il
presidente dichiara nuovamente convocata l’assemblea per la votazione di ballottaggio per
coloro che non hanno conseguito tale maggioranza.
In caso di parità di voti è preferito il candidato più anziano per iscrizione nell’albo e, tra
coloro che abbiano uguale anzianità di iscrizione, il maggiore di età.

art. 6
Contro i risultati dell’elezione ciascun professionista iscritto nell’albo può proporre reclamo
alla Commissione centrale entro dieci giorni dalla proclamazione.

art. 7
Il Consiglio provvede all’amministrazione dei beni spettanti all’ordine o collegio e propone
all’approvazione dell’assemblea il conto consuntivo ed il bilancio preventivo.
Il Consiglio può, entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’ordine o
collegio, stabilire una tassa annuale, una tasse per l’iscrizione nel registro dei praticanti e
per l’iscrizione nell’albo, nonché una tassa per il rilascio di certificati e dei pareri per la
liquidazione degli onorari.
Ferma rimanendo l’efficacia delle norme che impongono contributi a favore di enti
previdenziali di categoria, nessun pagamento, oltre quelli previsti da questo decreto, può
essere imposto o riscosso per l’esercizio di professione a carico degli iscritti nell’albo.

art. 8
Il Consiglio può essere sciolto quando non sia in grado di funzionare regolarmente.
In caso di scioglimento le funzioni del Consiglio sono affidate ad un commissario
straordinario fino alla nomina del nuovo Consiglio, che deve avere luogo entro novanta
giorni dallo scioglimento del precedente.
Lo scioglimento del Consiglio e la nomina del commissario sono disposti con decreto del
Ministro per la grazia e giustizia, sentito il parere della Commissione centrale.
Il commissario ha la facoltà di nominare un comitato di non meno di due e di non più di sei
componenti da scegliersi fra gli iscritti nell’albo, che lo coadiuva nell’esercizio delle funzioni
predette.

art. 9
Le disposizioni di cui all’articolo precedente circa la nomina del commissario e del
comitato si applicano anche quando per qualsiasi motivo non si sia addivenuto alla
elezione del Consiglio.

Capo II
Delle Commissioni centrali

art. 10
Le commissioni centrali per le professioni indicate dall’art. 1 sono costituite presso il
Ministero di grazia e giustizia e sono formate di undici componenti eletti dai Consigli della
rispettiva professione.
La commissione centrale è formata di un numero di componenti pari a quello dei Consigli
quando il numero dei Consigli stessi è inferiore a undici.

art. 11
Nelle elezioni prevedute dal presente capo s’intende eletto il Candidato che ha riportato un
maggior numero di voti. A ciascun Consiglio spetta un voto per ogni centro iscritti o
frazione di cento, fino a duecento iscritti, un voto per ogni duecento iscritti fino a seicento
iscritti, ed un voto ogni trecento iscritti da seicento iscritti ed oltre.
In caso di parità di voti si applica la disposizione dell’art. 5 comma secondo.
Ogni Consiglio comunica il risultato della votazione ad una Commissione nominata dal
Ministro per la grazia e giustizia e composta da cinque professionisti che, verificata

l’osservanza delle norme di legge, accerta il risultato complessivo della votazione e ne
ordina la pubblicazione con proclamazione degli eletti nel bollettino del Ministro.

Omissis art. 13
I Consigli devono essere convocati per le elezioni nei quindici giorni precedenti a quello in
cui scade la Commissione centrale.
Non si può fare parte contemporaneamente di un Consiglio e della Commissione centrale.
In mancanza di opzione nei dieci giorni successivi all’elezione si presume la rinunzia
all’ufficio di componente del Consiglio.
I componenti delle Commissioni centrali restano in carica tre anni.

art. 14
I componenti delle Commissioni centrali eleggono nel proprio seno il presidente, il
vicepresidente ed il segretario.
Le Commissioni predette esercitano le attribuzioni stabilite dagli ordinamenti professionali
vigenti ed inoltre danno parere sui progetti di legge e di regolamento che riguardano le
rispettive professioni e sulla loro interpretazione, quando ne sono richiesti dal Ministro per
la grazia e la giustizia. Determinano inoltre la misura del contributo da corrispondersi
annualmente dagli iscritti nell’albo per le spese del proprio funzionamento.
Legge 3 agosto 1949, n. 536
Tariffe forensi in materia penale e stragiudiziale e sanzioni disciplinari per mancato
pagamento dei contributi previsti dal decreto legislativo luogotenenziale
23 novembre 1944, n.382
(G.U. 24 agosto 1949, n. 193)

Omissis art. 2
I contributi previsti dal Decreto Legislativo Luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382, a
favore dei Consigli degli Ordini e dei Collegi, anche se trattisi di contributi arretrati,
debbono essere versati nel termine stabilito dai Consigli medesimi.
Coloro che non adempiono al versamento possono essere sospesi dall’esercizio
professionale, osservate le forme del procedimento disciplinare.
La sospensione così inflitta non è soggetta a limiti di tempo ed è revocata con
provvedimento del Presidente del Consiglio professionale, quando l’iscritto dimostri di aver
pagato le somme dovute.
Legge 10 giugno 1978, n. 292
Esazione dei contributi per il funzionamento dei consigli degli ordini e dei collegi
professionali secondo le norme per la riscossione delle imposte dirette.
(G.U. 26 giugno 1978, n. 176)
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
promulga
le seguente legge:
Articolo unico
Le tasse e i contributi stabiliti con legge o con delibera degli organi statuari competenti di
ciascun ordine o collegio professionale, ivi compresi gli eventuali arretrati, che devono
essere corrisposti dagli iscritti agli albi degli ordini e collegi professionali, sono riscossi ai
sensi dell’articolo 3 del testo unico delle leggi sui servizi della riscossione delle imposte
dirette approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 maggio 1963, n. 858.
Detta riscossione avverrà tramite ruoli, a richiesta dei consigli degli ordini e dei collegi,
secondo le modalità stabilite nel citato testo unico.
L’esattore versa, per il tramite del ricevitore provinciale, agli ordini e collegi le quote di
contributi ad essi spettanti.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella raccolta ufficiale delle
leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla
e di farla osservare come legge dello Stato.